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Interviste

Interviste > Vincenzo Sparagna

Da Socrate a Frigidaire; dall’età delle caverne a oggi

a cura di Giorgia Antonini, Lisa Magnoli, Giulia Milanese e Naomi Sabato

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Nel termine “controcultura” si raccolgono in genere molte cose tra loro anche contraddittorie. Non credo che la si possa definire come una categoria specifica, se non per convenzione. Ovvero inserendo nella ipotetica “controcultura” quelle manifestazioni culturali che escono dagli schemi ufficiali e si propongono di esplorare autonomamente uno dei molti campi della cultura.

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Oggi è per così dire l’insieme delle produzioni culturali che si pongono controcorrente, rifiutando l’appartenenza alla cultura dominante.

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Tracce ve ne sono ovunque, nell’arte, nel cinema, nella comunicazione, nella musica. C’è un’enorme ricchezza di prodotti culturali che vengono da migliaia di soggetti, a volte non riconosciuti, altre volte semi-riconosciuti, altre volte riconosciuti con ritardo rispetto al loro manifestarsi. Il tratto comune di tutte le forme di quella che potremmo chiamare “controcultura” è l’opposizione a una cultura vista come semplice espressione del potere nelle sue varie forme, politiche, accademiche, economiche, sociali.

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Se è una satira libera e lucida nel suo sbeffeggiare non solo il potere costituito, ma anche quello che si annida dentro di noi sotto forma di pregiudizi, comportamenti aggressivi, avidità ecc. certamente sì, anzi è una delle forme più significative della critica e della conoscenza.

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Lo è certamente poiché si pone, in modo consapevolmente immaginario, fuori da qualsiasi filiera politica o culturale esistente, è una repubblica marinara di montagna, la città dell’Arte Maivista, un luogo di riflessione nomade che ha come principio il rifiuto dell’attuale squilibrio sociale e di ogni forma di violenza e sfruttamento dell’uomo come della natura. La Repubblica di Frigolandia è un progetto ideale rivoluzionario, un esempio di uscita pratica dalle gabbie culturali.

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Non si tratta di memoria. Come presidente della Repubblica di Frigolandia, come direttore di Frigidaire ecc., sono impegnato tuttora a produrre arte e comunicazione indipendente, insieme a moltissimi soggetti che riconosco simili, o almeno che si pongono contro un sistema globale mortifero che ci sta conducendo a una catastrofe planetaria che già produce milioni di morti.

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Mi sono sempre posto da un punto di vista rivoluzionario e in questo senso programmaticamente “controculturale”, perciò mi sento parte dei produttori di “controcultura” più che di quelli che la “controcultura” avrebbe influenzato. Del resto penso che l’unica cultura vera nell’arco dei secoli sia stata “controcultura”, da Socrate a Van Gogh, da Cristo a Marx, da Caravaggio a Frigidaire.

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Non arrendetevi a un diffuso professionalismo senza anima, schiavo dei commerci più turpi, lottate per ri/conoscere il passato in modo da preparare un futuro estetico e pratico migliore. Un mondo più giusto non può essere brutto, cercate la bellezza, l’eleganza, l’intelligenza che fa crescere la vita e ripudia la morte.

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Mi limito alla nascita di Frigidaire nel 1980, ma è solo una battuta di sintesi. I nostri padri sono antichi, sono i ribelli, gli inventori, i martiri della libertà del pensiero e dell’arte, che sono sempre esistiti dall’età delle caverne fino a oggi.

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Nessuno, perché quello che si intende per “controcultura” è assolutamente vivo e non smette di crescere, è la critica alla faccia orribile del presente in cui viviamo.

Vincenzo Sparagna

Da Socrate a Frigidaire; dall’età delle caverne a oggi

a cura di Giorgia Antonini, Lisa Magnoli, Giulia Milanese e Naomi Sabato

Cosa è stata la controcultura per lei?

Nel termine “controcultura” si raccolgono in genere molte cose tra loro anche contraddittorie. Non credo che la si possa definire come una categoria specifica, se non per convenzione. Ovvero inserendo nella ipotetica “controcultura” quelle manifestazioni culturali che escono dagli schemi ufficiali e si propongono di esplorare autonomamente uno dei molti campi della cultura.

E cosa è oggi?

Oggi è per così dire l’insieme delle produzioni culturali che si pongono controcorrente, rifiutando l’appartenenza alla cultura dominante.

Quali sono le tracce di quanto prodotto dalla controcultura e dove è possibile rintracciarla oggigiorno?

Tracce ve ne sono ovunque, nell’arte, nel cinema, nella comunicazione, nella musica. C’è un’enorme ricchezza di prodotti culturali che vengono da migliaia di soggetti, a volte non riconosciuti, altre volte semi-riconosciuti, altre volte riconosciuti con ritardo rispetto al loro manifestarsi. Il tratto comune di tutte le forme di quella che potremmo chiamare “controcultura” è l’opposizione a una cultura vista come semplice espressione del potere nelle sue varie forme, politiche, accademiche, economiche, sociali.

Ritenete che la satira possa essere un valido strumento controculturale?

Se è una satira libera e lucida nel suo sbeffeggiare non solo il potere costituito, ma anche quello che si annida dentro di noi sotto forma di pregiudizi, comportamenti aggressivi, avidità ecc. certamente sì, anzi è una delle forme più significative della critica e della conoscenza.

La Repubblica di Frigolandia, in quanto città utopica e ideale, potrebbe essere considerata un’entità controculturale?

Lo è certamente poiché si pone, in modo consapevolmente immaginario, fuori da qualsiasi filiera politica o culturale esistente, è una repubblica marinara di montagna, la città dell’Arte Maivista, un luogo di riflessione nomade che ha come principio il rifiuto dell’attuale squilibrio sociale e di ogni forma di violenza e sfruttamento dell’uomo come della natura. La Repubblica di Frigolandia è un progetto ideale rivoluzionario, un esempio di uscita pratica dalle gabbie culturali.

Avendo vissuto il fenomeno della controcultura in prima persona, quale è stato l’aspetto che le è rimasto più impresso nella memoria?

Non si tratta di memoria. Come presidente della Repubblica di Frigolandia, come direttore di Frigidaire ecc., sono impegnato tuttora a produrre arte e comunicazione indipendente, insieme a moltissimi soggetti che riconosco simili, o almeno che si pongono contro un sistema globale mortifero che ci sta conducendo a una catastrofe planetaria che già produce milioni di morti.

In che modo la controcultura è andata ad influire sul suo operato e sui suoi lavori dal punto di vista grafico/visivo?

Mi sono sempre posto da un punto di vista rivoluzionario e in questo senso programmaticamente “controculturale”, perciò mi sento parte dei produttori di “controcultura” più che di quelli che la “controcultura” avrebbe influenzato. Del resto penso che l’unica cultura vera nell’arco dei secoli sia stata “controcultura”, da Socrate a Van Gogh, da Cristo a Marx, da Caravaggio a Frigidaire.

Un consiglio per noi giovani futuri designer della comunicazione visiva?

Non arrendetevi a un diffuso professionalismo senza anima, schiavo dei commerci più turpi, lottate per ri/conoscere il passato in modo da preparare un futuro estetico e pratico migliore. Un mondo più giusto non può essere brutto, cercate la bellezza, l’eleganza, l’intelligenza che fa crescere la vita e ripudia la morte.

Può indicarci uno o più eventi significativi e imprescindibili della controcultura.

Mi limito alla nascita di Frigidaire nel 1980, ma è solo una battuta di sintesi. I nostri padri sono antichi, sono i ribelli, gli inventori, i martiri della libertà del pensiero e dell’arte, che sono sempre esistiti dall’età delle caverne fino a oggi.

Chi ha ucciso la controcultura?

Nessuno, perché quello che si intende per “controcultura” è assolutamente vivo e non smette di crescere, è la critica alla faccia orribile del presente in cui viviamo.